VivaTech Confidence Barometer 2026

VivaTech, il più grande evento europeo dedicato alle startup e alla tecnologia, presenta la terza edizione del Tech Confidence Barometer, realizzato da OpinionWay.

L’indagine ha coinvolto oltre 1.524 dirigenti a livello globale, analizzando la fiducia nelle tecnologie emergenti, gli investimenti e le sfide geopolitiche.

Un’attenzione particolare è stata riservata anche all’Italia, con un’analisi dettagliata che evidenzia sia le opportunità che le sfide per il Paese nel contesto tecnologico internazionale. Di seguito alcuni degli insight più rilevanti emersi:

  • Le nuove tecnologie convincono meno della media globale: l’adozione delle nuove tecnologie in Italia è inferiore rispetto ad altri Paesi, con una percezione di benefici più bassa.
  • Investimenti in crescita, ma con cautela: gli investimenti in Big Data e IoT sono in aumento, mentre 5Gcybersecurity e intelligenza artificiale restano indietro.
  • Competitività crescente nel settore tecnologico: gli italiani migliorano la loro competitività internazionale adattando le soluzioni alle esigenze dei clienti.
  • Debole preferenza per le soluzioni nazionali: solo il 25% ritiene essenziale scegliere soluzioni tecnologiche italiane, nonostante il 79% mostri una preferenza per queste.

VivaTech presenta la terza edizione del Tech Confidence Barometer, realizzato da OpinionWay*. Affrontando i temi della sovranità, dell’adozione dell’IA e degli investimenti, executives da sette Paesi esprimono una forte fiducia nelle nuove tecnologie e condividono le loro prospettive.

François Bitouzet, CEO di VivaTech, commenta: “Il barometro 2026 disegna un nuovo quadro della fiducia tecnologica: gli executives americani e britannici considerano la nazionalità del fornitore tecnologico un elemento essenziale, mentre la maggior parte degli europei la considera un ‘plus’. Questa divergenza non è aneddotica: rivela due visioni della sovranità, una “de facto” e l’altra “contraddittoria”. In risposta, stiamo assistendo a una reale accelerazione in Europa sui temi tecnologici, con investimenti in IA e cybersecurity che diventano prioritari. Dobbiamo comunque prestare attenzione a un nuovo paradosso che stiamo osservando: mentre 9 executives su 10 si fidano dell’IA, 4 su 10 ammettono di aver condiviso dati riservati con strumenti di cui non si fidavano pienamente.”

Sovranità tecnologica: l’emergere di una frattura Atlantica

Al momento dell’adozione di un nuovo strumento tecnologico, il 92% degli executives favorirebbe un futuro partner della stessa nazionalità e quasi la metà di loro (47%) renderebbe questo elemento un criterio determinante.

Questo aspetto viene particolarmente enfatizzato nei Paesi anglofoni coinvolti nell’indagine (57% negli negli Stati Uniti e nel Regno Unito), mentre la maggior parte dei membri dell’Unione Europea lo considera un “plus” piuttosto che un obbligo, con l’eccezione dei Paesi Bassi, che attribuiscono pari importanza a entrambi i concetti.

Inoltre,il 63% degli executives dichiara di essere preoccupato per la perdita di sovranità che può accompagnare il progresso tecnologico.

La geografia della fiducia: si formano nuovi blocchi

L’origine geografica delle soluzioni tecnologiche influisce in modo significativo sul livello di fiducia ad esse accordato (86%). Quasi un executive su due (47%) cita il proprio Paese come una delle aree di cui si fida maggiormente, ma i confini della fiducia si estendono ben oltre:

  • Stati Uniti: fiduciosi del proprio Paese (51%), gli americani valorizzano ancora di più il continente nordamericano nel suo complesso (62%).
  • Europa continentale, rimane unita: il 43% degli executives europei privilegia soluzioni provenienti dal proprio continente. In Francia, il 63% accorda la massima fiducia alle soluzioni europee.
  • Regno Unito, tra due mondi: particolarmente fiduciosi (56%) nelle capacità del Regno Unito, gli intervistati pongono l’Europa sullo stesso piano (53%), rivelando la duplice identità del Paese, al tempo stesso anglofono ed europeo.

Per gli executives, la fiducia è principalmente legata alle questioni di sicurezza (57%), seguita da aspetti legati alla qualità dell’innovazione (50%) e alle performance positive (49%).

Il paradosso dell’IAmassima fiducia, pratiche rischiose

L’intelligenza artificiale ha convinto gli executives della sua affidabilità, con l’89% che si fida dell’IA per guidare le decisioni della propria azienda, indipendentemente dal settore di attività. L’IA ispira fiducia sia sul piano tecnologico e decisionale, sia in termini di sicurezza occupazionale nei prossimi 12 mesi, nonostante un utilizzo talvolta non pienamente controllato.

L’83% degli executives è fiducioso in uno sviluppo sostenibile e controllato degli investimenti finanziari nell’intelligenza artificiale.

Solo il 17% teme la formazione di una bolla speculativa. Va sottolineato che i francesi risultano più pessimisti rispetto agli altri Paesi analizzati, con il 30% che esprime questa preoccupazione.

L’integrazione dell’IA non dovrebbe portare a licenziamenti nel breve termine : il 92% si dichiara fiducioso (di cui il 48% molto fiducioso) nella capacità di mantenere i livelli occupazionali nei prossimi 12 mesi.

Quattro executives su dieci hanno già condiviso informazioni sulla propria azienda con uno strumento di IA di cui non si fidavano pienamente.

Questa percentuale rimane stabile indipendentemente dal Paese, dalla dimensione aziendale o dal settore. L’IA è ormai ampiamente adottata nelle aziende, ma la definizione di un quadro di utilizzo e la sensibilizzazione dei team richiedono più tempo: l’IA potrebbe infatti generare criticità in termini di sicurezza e riservatezza dei dati.

Investimenti: livelli record guidati da IA e cybersecurity

In tema di investimenti tecnologici, la cybersecurity guida la classifica, con l’82% degli executives che dichiara di aver già investito in questo ambito.

Seguono gli investimenti in intelligenza artificiale (76%), 5G (73%), cloud computing (72%) e, dopo una seconda flessione, Internet of Things (54%).

La classifica rimane sostanzialmente invariata in Francia, con l’81% degli executives che ha investito in cybersecurity e il 71% nel 5G, mentre i livelli di investimento risultano inferiori per l’intelligenza artificiale (65%), il cloud computing (49%) e l’Internet of Things (40%).

Tra queste tecnologie, intelligenza artificiale cybersecurity si distinguono anche per l’intensità degli investimenti futuri: rispettivamente l’87% prevede di aumentare gli investimenti (di cui il 53% in modo significativo) e il 77% (di cui il 42% in modo significativo) nei prossimi 12 mesi. In Francia, questa tendenza è particolarmente marcata, con l’82% degli executives che prevede di aumentare gli investimenti in IA e il 74% in cybersecurity.

Altre due tecnologie risultano particolarmente apprezzate dagli investitori attuali: robotic process automation (80%, di cui il 36% in modo significativo) e quantum computing (76%, di cui il 45% in modo significativo) a supporto delle ambizioni legate all’IA.

              
Competitività: l’Europa accelera, i Paesi anglofoni dominano

L’87% dei dirigenti ritiene che le aziende nel loro paese siano internazionalmente competitive nel settore tecnologico (la cifra sale al 94% tra le aziende di medie dimensioni). Sebbene gli Stati Uniti rimangano i più entusiasti (92%, di cui il 61% “molto entusiasti”, con un aumento di 19 punti rispetto al 2024), i paesi europei coinvolti nell’indagine stanno registrando un’accelerazione marcata nella fiducia, riducendo così il divario con il leader:

  • Con un punteggio del 90%, il Regno Unito si mantiene competitivo rispetto agli Stati Uniti
  • 81% in Francia (aumento di 12 punti rispetto al 2024) e in Spagna (aumento di 11 punti rispetto al 2025)
  • 75% in Italia (aumento di 11 punti rispetto al 2025)
    Solo la Germania si mantiene sui livelli precedenti, appena al di sotto della media (79%)

L’Italia e la fiducia nelle nuove tecnologie

In Italia, le aziende italiane stanno cercando di adottare una strategia di specializzazione in un contesto tecnologico che ancora non raggiunge gli standard internazionali. Gli investimenti nelle tecnologie più rilevanti a livello globale sono ancora piuttosto bassi, con le proiezioni di investimento che restano indietro rispetto alla media globale. Tuttavia, è evidente che Big Data e Internet of Things (IoT) stiano vivendo un “boom” in Italia. Nonostante le difficoltà, i leader italiani stanno aumentando la loro competitività sulla scena internazionale, principalmente grazie alla capacità di adattarsi alle esigenze specifiche dei clienti. I punti principali emersi dall’analisi sono:

  1. Le nuove tecnologie convincono meno della media
  • L’adozione delle nuove tecnologie stenta a decollare all’interno delle aziende italiane (3,2 benefici percepiti, 3,8 in totale), con vantaggi percepiti inferiori rispetto ad altri Paesi.
  • Il 38% degli executives italiani riconosce che l’adozione tecnologica può migliorare l’esperienza del cliente (rispetto al 50% a livello globale), il 32% le performance finanziarie (rispetto al 50%) e il 25% l’impatto sul marketing (rispetto al 38%).
  • Un numero significativo di leader italiani ha visto evolvere positivamente la loro percezione del ruolo delle nuove tecnologie nella competitività della propria azienda (79%) negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, l’adozione effettiva e di successo di una nuova tecnologia spiega questo cambiamento per metà rispetto al gruppo complessivo dei Paesi intervistati.
  1. Investimenti in aumento ma relativamente cauti nelle soluzioni chiave, accompagnati da una significativa crescita in Big Data e IoT

·        In termini di investimenti, l’Italia è in ritardo rispetto alla media globale nelle quattro tecnologie più popolari a livello mondiale:

  • Cloud Computing: si assiste a un rafforzamento degli investimenti (62%, +10 punti rispetto al 2025). Con intenzioni stabili, l’Italia potrebbe raggiungere la norma nei prossimi anni.
  • 5G e cybersecurity: nonostante la crescita attuale, dovrebbero restare indietro, così come l’IA, i cui risultati restano stabili rispetto all’anno scorso.
  • Big Data: aumento degli investimenti (28% nel 2025, 43% nel 2026) , anche per nell’Internet of Things (37% nel 2025, 56% nel 2026), posizionando l’Italia ai livelli globali per queste tecnologie
  1. Competitività in aumento nel settore tecnologico grazie a una dinamica emergente di personalizzazione

·        Sebbene un numero crescente di leader ritenga che le aziende italiane siano competitive a livello internazionale sui temi tecnologici (75% rispetto al 64% nel 2025), i leader italiani rimangono meno convinti riguardo alle loro aziende rispetto ai leader stranieri riguardo alle loro (87%).

·        Le aziende italiane continuano a soffrire di una carenza di reputazione internazionale, di un’infrastruttura digitale non robusta e di investimenti insufficienti in R&S (rispettivamente 17, 15 e 13 punti sotto la media globale). La capacità di soddisfare le esigenze specifiche dei clienti attraverso l’innovazione è citata più frequentemente quest’anno (46%, +12 punti), seguita dalla presenza di talenti qualificati (41%), che rimane comunque sotto la media globale (54%)

  1. Debole preferenza nazionale in risposta alle lacune del settore tecnologico italiano, che non è ritenuto affidabile

·        Nonostante un 79% di executives italiani che preferisce soluzioni tecnologiche nazionali, solo un quarto considera essenziale questa scelta.

·        Le soluzioni tecnologiche italiane sono considerate affidabili solo dal 34% degli executives (rispetto al 47% globalmente), mentre le soluzioni europee (50%) e americane (46%) sono preferite per la loro maggiore affidabilità.

·        Solo il 60% ritiene che il proprio governo implementi tutte le politiche necessarie a supportare l’ecosistema tecnologico nazionale (rispetto al 74% a livello globale).

Sfide sociali: la tecnologia come soluzione, ma a quali problemi?

I dirigenti del settore tecnologico intervistati credono nella capacità delle principali innovazioni tecnologiche di risolvere le grandi sfide del nostro tempo: il 94% lo conferma, e il 50% di loro lo fa senza esitazioni.

Diversità, inclusione e ambiente rimangono valori fortemente sostenuti dai leader nel settore tecnologico nazionale (85%). Tuttavia, mostrano un certo pragmatismo, poiché paradossalmente la revisione delle priorità da parte di alcuni colossi tecnologici all’inizio del 2025 è stata accolta positivamente da quasi la metà di loro (48%), mentre un quarto si è dichiarato deluso. Va sottolineato che in Spagna la visione “prima il business” è più evidente, con meno persone indifferenti e il 60% soddisfatto.

Scritto da

Coordinatore Infermieristico per professione... Blogger per passione. Devo aggiungere altro?

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